TRENT’ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI

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“Ad aprire il corteo la Fiat Croma marrone guidata da Vito Schifani. Insieme a lui Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. In mezzo, la Croma bianca guidata da Falcone.
A seguire la Croma azzurra guidata da Gaspare Cervello, con lui gli agenti Paolo Capuzza e Angelo Corbo. Sono passati solo dieci minuti dall’atterraggio. Le tre auto sfrecciano ad alta velocità sull’autostrada che porta a Palermo.
Nessuno dei sette uomini di scorta immagina che le sentinelle di Cosa nostra hanno seguito passo dopo passo i movimenti di Falcone e di sua moglie: dal momento del decollo dall’aeroporto di Ciampino, fino all’arrivo a Punta Raisi. Da quell’istante le vedette continuano a scambiarsi messaggi in codice.
Nella seconda auto Giuseppe Costanza chiede a Falcone quando dovrà andare a riprenderlo una volta lasciato a casa.
“Lunedì mattina” risponde il magistrato.
“Allora, arrivati a casa, cortesemente mi dà le chiavi in modo che posso poi prendere la macchina”.
Ed è in quell’istante che Falcone sovrappensiero sfila le chiavi dal quadro e le porge all’autista.
“Cosa fa? Così ci andiamo ad ammazzare!” replica di scatto Costanza.
“Scusi, scusi”.
Sono le ultime parole di Giovanni Falcone mentre infila di nuovo le chiavi nel quadro.
(Fonte 👇🏻
https://www.antimafiaduemila.com/…/70428-stragedicapaci…)


Sono le 17:58.
Esattamente trent’anni e un minuto fa, il 23 maggio 1992, avveniva la #StragediCapaci, in cui perdevano la vita #GiovanniFalcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.
Ho deciso di aderire simbolicamente all’iniziativa Anci, osservando un minuto di silenzio e indossando la fascia tricolore, simbolo dell’unità nazionale e dei valori costituzionali.
Vorrei provare a condividere con voi un istante della vita del dott. #Falcone, probabilmente l’ultimo, un attimo prima che quel tratto di autostrada vicino Capaci esplodesse.
Da 180 km/h, la croma bianca passò intorno ai 120 km/h di velocità.
Un attimo di distrazione dovuto al fatto che in quel momento il dott. Falcone era sovrappensiero.
Sia gli uomini della scorta nelle auto, sia gli attentatori dall’esterno, notarono un forte rallentamento.
Un attimo di esitazione, che ha di fatto rallentato il corteo.
Istanti, secondi, che avrebbero potuto incidere sulla sorte del giudice di Palermo, perché la sua auto blindata non fu coinvolta in pieno nella deflagrazione di 500 kg di tritolo.
Per avere un’idea, l’auto che li precedeva fu ritrovata a circa 60 metri dall’esplosione.
Giocando con i se e con i ma, probabilmente la storia sarebbe potuta cambiare, o forse no.
Il dott. Falcone e sua moglie erano ancora vivi.
Pochi secondi, hanno fatto sì che la croma bianca del giudice non esplodesse del tutto.
La vita è anche fatta di istanti, frangenti, in cui la nostra esistenza può cambiare repentinamente.
Spesso ci sono dei momenti che, approfonditi a posteriori, ci fanno riflettere con la logica dei se e dei ma, nonostante la storia sia sempre stata indifferente al caso.
Nonostante quell’attimo sia stato fatale e le persone responsabili di questa strage siano ancora vive e continuino a celare un pezzo di verità, la caparbietà di Falcone nel combattere quel sistema è viva ancora oggi.
Noi tutti continuiamo a lavorare grazie all’impegno profuso da persone come Giovanni Falcone.
È questa l’eredità più grande che ci hanno lasciato e che abbiamo il dovere di tramandare alle future generazioni.

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